La riscoperta del Monte Sinai

 

Il nuovo numero di Luci nel Mondo esce in parte dal consueto tracciato a cui abbiamo abituato i nostri lettori. Ci siamo imbattuti in una voce indirizzata ad ambiti diversi da quelli che siamo soliti frequentare, una voce che da trent’anni si rivolge all’ambito accademico senza trovare ascolto: quella dell’archeologo prof. Emmanuel Anati, che da più di cinquant’anni studia il deserto del Neghev, in Israele, e che è convinto di aver individuato il luogo dove il Signore incontrò il suo Popolo e gli diede le tavole della legge: il Monte Sinai.

 

 

Non siamo archeologi, o biblisti, né professori, mai e poi mai ci sogneremmo di avvallare una tesi piuttosto che un’altra, non ne abbiamo i mezzi né l’aspirazione. Ma far conoscere sì, questo ci sentiamo di poterlo fare, perché rientra nelle nostre prerogative. Lo facciamo forti dell’accompagnamento di don Martino Signoretto, docente di teologia biblica presso lo Studio Teologico “San Zeno” e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Verona. Guidati da don Martino, vi proponiamo una percorso di conoscenza e di approfondimento che riteniamo meriti di essere fatto.

 

 

A prescindere dall’esattezza o meno dell’impianto generale della teoria di Anati, le sue scoperte sono interessanti, inoltre le teorie tradizionali sull’ubicazione del Monte Sinai incontrano ostacoli che la comunità scientifica riconosce come difficili da superare. Ecco perché abbiamo scelto di dare voce al prof. Anati, perché la sua voce è stata per anni inascoltata, non respinta, cosa che potrebbe e dovrebbe legittimamente risultare in seguito ad un dibattito. Questo è l’obbiettivo, aiutare il dibattito che il prof. Anati auspica. Convinto del proprio operato, egli cerca obiezioni che aiutino il confronto e l’approfondimento a suo e nostro beneficio.

 

 

Il pellegrinaggio ha un valore che supera i riscontri archeologici, è un’esperienza di Fede che ricava il suo significato dai luoghi biblici e non da quelli geografici. In definitiva, se ripercorrere i passi della Bibbia immersi in determinate atmosfere può dare un impulso straordinariamente forte alla nostra spiritualità, poco invece può darci l’esatto riferimento geografico di un determinato evento biblico. Ma tutto ciò non significa che la ricerca non abbia significato, che l’apertura di nuovi scenari archeologici non possa regalarci nuovi (non alternativi!) spunti di riflessione, che la storiografia biblica non meriti di essere indagata nell’ambito che le appartiene.